Mar. Mar 9th, 2021

La notizia era nell’aria da tempo. Ieri è arrivata l’ufficializzazione dopo la riunione del Consiglio dei ministri: il comune di Delianuova è stato sciolto per infiltrazioni mafiose. “A conclusione di accertamenti dai quali sono emerse forme di ingerenza da parte della criminalità organizzata che hanno esposto l’amministrazione a pressanti condizionamenti – così si legge in una nota di palazzo Chigi – e ne hanno compromesso il buon andamento, su proposta del Ministro dell’Interno Matteo Salvini, ha deliberato lo scioglimento del Consiglio comunale di Delianuova”.

Nel corso dei prossimi giorni sarà individuato la terna commissariale che guiderà il Comune con i poteri cumulati di sindaco, giunta e consiglio comunale, per i prossimi 18 mesi. “Il commissariamento – spiega ancora la nota –  qualora il Governo ritenga che sia necessario ulteriore tempo per completare il processo di ripristino delle condizioni di fruibilità democratica, potrà essere prorogato di altri 6 mesi per un totale massimo di 24 mesi”.

Il primo cittadino di Delianuova Franco Rossi, finito in carcere perché coinvolto nell’operazione Iris, messa a segno dai carabinieri nelle scorse settimane, e che ha portato dietro le sbarre 18 persone affiliate alla cosca Alvaro di Sinopoli, era stato già sospeso dalla carica di sindaco.

Per la Dda di Reggio Calabria non c’era dubbio: l’allora vicesindaco del comune, che poi diverrà primo cittadino e consigliere della città metropolitana reggina, Franco Rossi era il “referente politico – scrivono i magistrati della procura dello stretto – della cosca Alvaro in seno al comune di Delianuova eletto con i voti della mafia e “collocato” nella carica pubblica dalla ’ndrangheta per farne i loro interessi”.

A Rossi quindi è stato contestato la partecipazione alla cosca di Sinopoli e non un ruolo di concorrente esterno. Una presunta compartecipazione scovata grazie alle numerose intercettazioni captate all’interno della “casetta”, ovvero il casolare in contrada Scifà, il luogo nevralgico per gli Alvaro, dove in processione sfilavano mafiosi e referenti della provincia reggina. Le cimici dell’Arma infatti hanno documentato continue riunioni, mascherate da pranzi e cene definite in gergo “mangiate”, e un “andirivieni” costante di esponenti di tutti i mandamenti di ’ndrangheta reggina. «Non può non colpire che un uomo che svolgeva funzione pubblica partecipasse a riunioni di ’ndrangheta coi vertici della cosca e parlasse e si esprimesse con il medesimo linguaggio. Colpiva il fatto che si trattasse, di fatto, di uno di loro». È stato il lapidario commento scritto dal pm antimafia Giulia Pantano che, insieme al procuratore aggiunto Gaetano Paci, ha firmato il fermo con cui è finito in carcere l’oramai ex sindaco Francesco Rossi.

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