OPERAZIONE “QUINTA BOLGIA”: I TENTACOLI DEI CLAN SULL’OPERAZIONE DI LAMEZIA

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L’ex direttore generale dell’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro Giuseppe Perri figura tra gli arrestati nell’operazione condotta ieri dalla Guardia di finanza di Catanzaro insieme allo Scico di Roma. Con lui sono stati arrestati Giuseppe Pugliese e Eliseo Ciccone.
Avrebbero favorito un gruppo imprenditoriale ‘ndranghetistico che dal 2010 e sino al 2017, ha continuato a operare grazie ai rapporti privilegiati intrattenuti con i dirigenti Asp.
La cosca di ‘ndrangheta Iannazzo-Cannizzaro-Daponte di Lamezia Terme, aveva assunto il controllo di servizi quali la fornitura di ambulanze sostitutive del 118 e delle onoranze funebri imponendo un controllo totale del pronto soccorso dell’ospedale di Lamezia Terme.
Le indagini sono state coordinate dalla Dda e dalla Procura ordinaria di Catanzaro, confluite nell’operazione “Quinta bolgia”.
Quando, nel 2017, il “gruppo Putrino” è stato colpito da un provvedimento interdittivo antimafia della Prefettura di Catanzaro, è subentrato il secondo sottogruppo denominato “gruppo Rocca”. Dalle indagini è emerso che i dipendenti dei due gruppi avevano le chiavi di alcuni reparti, la possibilità di consultare i computer dell’Asp e l’ingresso al deposito farmaci dedicato alle urgenze del pronto soccorso.
In tale filone di indagine sono state arrestate 19 persone. Il secondo filone, condotto dal Gruppo tutela spesa pubblica del Nucleo Pef di Catanzaro e riguardante sempre il servizio ambulanze, ha portato alla luce l’allarmante carenza tecnica dei mezzi forniti non funzionanti.
Le ambulanze erano anche sprovviste delle dotazioni elettromedicali, sui mezzi operava personale non qualificato e non provvisto delle adeguate abilitazioni.
Nonostante questo, grazie ad accordi corruttivi con i tre dirigenti dell’Asp arrestati, il gruppo aveva comunque ottenuto le certificazioni di qualità richieste senza una verifica reale. Nell’ambito di questa seconda indagine sono state poste ai domiciliari 5 persone accusate, a vario titolo, di corruzione, induzione indebita a dare o promettere utilità, falso, rivelazione di segreto d’ufficio e frode nelle pubbliche forniture.

 

MARCELLA MESITI|redazione@telemia.it

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