Gio. Gen 21st, 2021

Antonio Pontoriero è imputato per la morte del 29enne ucciso con un colpo di fucile alla testa in una fabbrica abbandonata di San Calogero, nel Vibonese. In aula anche Aboubakar Soumahoro (Usb): «Nessun essere umano deve essere costretto a vivere tra le lamiere»

Si sono costituiti parte civile due fratelli di Soumaila Sacko, il ragazzo maliano di 29 anni ucciso con un colpo di fucile alla testa il 2 giugno scorso, mentre cercava lamiere in una fabbrica abbandonata di San Calogero, nel Vibonese, per costruire un rifugio nel vicino accampamento di Rosarno. Sacko era anche sindacalista dell’Usb e martedì in aula di Corte d’Assise a Catanzaro, si è costituita parete civile anche l’unione sindacale di base, e anche la moglie del 29enne. Presenti in aula due fratelli di Sacko e il rappresentante dell’Usb Aboubakar Soumahoro. Imputato è Antonio Pontoriero, difeso dagli avvocati Muzzopappa e Staiano, accusato di omicidio aggravato dai futili motivi per avere sparato contro il maliano a ai suoi amici per impedirgli di prendere materiali dalla vecchia fornace abbandonata di San Calogero. «Quello che sappiamo è che il processo riguarda un uomo, un padre di famiglia, un attivista sindacale, un bracciante agricolo, che viveva con la fatica del lavoro che svolgeva dall’alba al tramonto, costretto a vivere tra le lamiere – ha detto Aboubakar –. Chiediamo che sia fatta piena luce, come hanno detto anche la moglie e la mamma. Ciò che chiediamo è che nessun essere umano sia costretto a vivere tra le lamiere».

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