STRANGOLA LA COMPAGNA PERCHÉ VOLEVA LASCIARLO, GIUDICI DIMEZZANO LA PENA ALL’ASSASSINO: “HA PERSO LA TESTA, ERA IN PREDA A TEMPESTA EMOTIVA”

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L’onorevole Ferro sulla decisione della Corte d’appello di Bologna: “Creare alibi che attenuino le colpe, oltre ad essere profondamente ingiusto nei confronti delle vittime, non può aiutare il recupero di chi si macchia di crimini orribili come il femminicidio o la violenza su una donna”

Pena quasi dimezzata per il reo confesso dell’omicidio di Olga Mattei. La Corte d’Appello di Bologna ha riconosciuto nei confronti del 57enne Michele Castaldo, che ha strangolato a mani nude, per gelosia, la compagna, come attenuante la “tempesta emotiva” da cui sarebbe stato colto alla notizia che la sua compagna avrebbe voluto troncare la relazione. La Corte d’appello ha ridotto la pena da 30 a 16 anni.

Sulla decisione dei giudici interviene, esprimendo perplessità, la deputata calabrese di Fratelli d’Italia Wanda Ferro, che dichiara: “Ho sempre molto rispetto per le decisioni della magistratura, che sono certa siano sempre il frutto di una attenta valutazione del caso concreto. Eppure non posso nascondere le mie forti perplessità sulla decisione della Corte d’Appello di Bologna. Tra le attenuanti che avrebbero spinto i giudici a ridurre la pena ci sarebbe, infatti, la circostanza che il femminicidio sia stato compiuto a causa della ‘tempesta emotiva’ determinata dalla volontà della donna di troncare la relazione. Ritengo che questo possa essere un pericolosissimo precedente, perché in nessun caso, a mio avviso, la gelosia può rappresentare qualcosa di diverso da un motivo futile e abietto, quindi un’aggravante dell’azione delittuosa. Sarebbe un pericoloso passo indietro far pensare che dalla gelosia possa scaturire una condizione soggettiva capace di diminuire la capacità di determinazione dell’autore del delitto, e quindi la sua responsabilità. Aver ‘perso la testa’ non può essere una circostanza attenuante  per gli uomini che pensano di poter prevaricare con la violenza, fisica o psicologica, la volontà della donna. Si rischia così di vanificare l’impegno di chi conduce ogni giorno una battaglia per contrastare la violenza contro le donne, anche intervenendo per il recupero degli uomini maltrattanti, i quali devono riesaminare la propria condotta con consapevolezza e senso di responsabilità. Creare alibi che attenuino le colpe, oltre ad essere profondamente ingiusto  nei confronti delle vittime, non può aiutare il recupero di chi si macchia di crimini orribili come il femminicidio o la violenza su una donna“.

strettoweb

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