Mar. Giu 18th, 2024

Accuse e difese si scontrano nel caso dell’omicidio di Alfio Stancampiano e il ferimento di un altro uomo, mentre emergono dettagli sul presunto tentato furto

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Nella tranquilla periferia sud di Reggio Calabria, un’abitazione privata diventa il teatro di un tragico evento. Francesco Putortì, 48 anni, si trova al centro di un’inchiesta per omicidio volontario e tentato omicidio, accusato di aver fatalmente colpito Alfio Stancampiano, 30 anni, e ferito un altro uomo di 46 anni, entrambi provenienti da Catania.

Secondo l’accusa formulata dalla procura di Reggio Calabria, Stancampiano sarebbe stato abbandonato nei giardini dell’ospedale Morelli poco prima di morire, mentre l’altro uomo è ricoverato nell’ospedale di Messina. Tuttavia, durante l’interrogatorio presso la Questura, Putortì ha presentato la sua versione dei fatti.

Putortì sostiene di essere rientrato a casa e aver visto una persona passare, scatenando il panico. Temendo per la propria sicurezza, afferra un coltello. Afferma che due individui erano presenti all’interno della sua abitazione e lo hanno aggredito, costringendolo a difendersi. Durante la colluttazione, sarebbero cadute le pistole, come raccontato da Putortì.

Secondo la sua versione, le vittime, entrambe di Catania, insieme a un terzo individuo, avrebbero tentato di compiere un furto nell’abitazione di Rosario Valanidi. Tuttavia, il tentativo è stato interrotto quando il proprietario, Francesco Putortì, ha reagito violentemente, colpendoli con un coltello. Successivamente, Putortì avrebbe contattato i carabinieri per segnalare l’irruzione e la presunta sottrazione di circa 1500 euro.

La vicenda si complica ulteriormente con queste diverse versioni dei fatti presentate dalle parti coinvolte. Mentre l’indagine prosegue per far luce sulla dinamica precisa degli eventi, la comunità locale resta sconvolta da questa tragedia che ha scosso la quiete della periferia reggina.

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