Gio. Gen 21st, 2021

Annullata dalla Cassazione e dal Riesame bis di Catanzaro l’ordinanza del gip su Giuseppe Berardi. Contestata al giudice per le indagini preliminari la mancanza di un «giudizio “autonomo”»

Esce dal carcere Giuseppe Berardi, 43 anni, ex vicesindaco di Cirò Marina accusato di associazione mafiosa nell’ambito dell’inchiesta Stige della Dda di Catanzaro contro capi e sodali del clan Farao-Marincola di Cirò. Lo ha stabilito il Tribunale del Riesame di Catanzaro che si è espresso dichiarando la nullità dell’ordinanza impugnata e disponendo l’immediata liberazione di Berardi.
Per l’ex vicesindaco, difeso dagli avvocati Salvatore Staiano e Gianni Russano, si tratta del Riesame bis, visto l’annullamento con rinvio da parte della Corte di Cassazione, lo scorso 10 luglio, dopo che il primo collegio del Tribunale della Libertà, a febbraio, aveva rigettato la richiesta di annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare. I giudici, che hanno dovuto attenersi alle indicazioni provenienti dalla Suprema Corte, non entrano nel merito delle accuse contestate quanto delle “pecche”, già segnalate dalla Cassazione, presenti nell’ordinanza del gip. Secondo il collegio, infatti, diversi paragrafi dell’ordinanza sono «sovrapponibili» alle richieste di misura cautelare avanzate dalla Dda. Oltre alle «operazioni di copia-incolla», in altri casi il gip, secondo il Riesame, dà giudizi fumosi. Per esempio, riferendosi all’ordinanza impugnata dai legali, «il gip dopo avere valutato i profili di gravità indiziaria a carico degli indagati chiamati a rispondere dei capi 9 e 10, non contestai Giuseppe Berardi, aggiunge con riferimento a quest’ultimo (oltre che ad altri indagati) che gli elementi di gravità indiziaria a suo carico, relativi alla contestazione partecipativa, sono «talmente espliciti (…) che non abbisognano di alcun commento». Vien meno, secondo la Cassazione e secondo il Riesame, il fondamento dell’obbligo di “autonoma valutazione”. «Ritenuto alla tregua di tali criteri e principi che i limitati e marginali (in riferimento alla imponente mole di atti di indagine che riguardano il Berardi ed alla gravità delle contestazioni elevate a suo carico) “punti” o “passaggi motivazionali” dell’ordinanza concernenti la sua posizione non diano adeguatamente conto dello svolgimento da parte del gip, di un giudizio “autonomo” – nel senso indicato dalla Suprema Corte nella sentenza di annullamento – circa la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza a suo carico» e ritenuto che debba ritenersi fondata l’eccezione di nullità avanzata dalla difesa, il Riesame annulla l’ordinanza e dispone la liberazione di Giuseppe Berardi.
Secondo l’accusa, il politico di Cirò Marina, «oltre a essere ingerito nella gestione dell’impresa di ‘ndrangheta che monopolizza servizi di lavanderia, la “Wash Plus Sas”, con sede a Cirò Marina, rappresenta il collante con la pubblica amministrazione comunale, avendo ricoperto incarico di consigliere, con importanti deleghe assessorili, nelle amministrazioni succedutesi negli anni 2006, 2011, 2016. In questo modo, anche per il tramite degli altri amministratori intranei al sodalizio, ordisce una politica amministrativa comunale che persegue, innanzitutto, gli interessi, imprenditoriali e non, della cosca “Farao-Maricola”».

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