4 Dicembre 2020

Servirebbe invece «l’approvazione di un consiglio comunale eletto»«L’art. 5 dello statuto vieta l’insediamento di qualsiasi impianto che porti danno alla salute dei cittadini». Il comunicato è stato inviato all’assessore all’Ambiente della Regione e alla commissione straordinaria del Comune.

Ai partiti, i movimenti e le associazioni che compongono “Siderno ha già dato” – il Comitato Riviera Pulita, il Comitato a difesa della salute dei cittadini sidernesi, il Comitato ecologico Pantanizzi. l’associazione il Volo, i Comunisti uniti per Siderno, il movimento “Noi per Siderno”, il movimento “Siderno nel Cuore”, il Partito Comunista, sezione prov. “Bolognino” e la Sinistra Italiana, circolo “Berlinguer” – tornano sul paventato ampliamento dell’impianto trattamento rifiuti di contrada San Leo in vista della prossima conferenza dei servizi.

«Nessuna scelta – scrivono le associazioni – può essere fatta contro la volontà della cittadinanza del comune nel quale dovrebbe essere insediata la struttura, e l’art. 5 dello statuto della città di Siderno vieta l’insediamento di qualsiasi impianto che porti danno alla salute dei cittadini e all’ambiente. Una scelta che coinvolge la vita, la salute e l’economia di una intera popolazione – continuano – non può essere presa senza l’avallo del Consiglio comunale di Siderno, regolarmente eletto, nel rispetto delle leggi e delle norme del piano regolatore».

«Il Comitato – continua la nota – ha già inviato una relazione ai commissari del Comune di Siderno e agli enti che parteciperanno alla prevista conferenza, con la quale ha manifestato le contrarietà all’ampliamento dell’impianto, rimarcando i rischi di carattere ambientale e sanitario derivanti dalla trasformazione e dalla moltiplicazione delle linee di lavorazione. Nei pregressi incontri con l’assessore all’Ambiente della Regione, non è stato mai accettato un piano a scatola chiusa, anche se c’è stata sempre, invece, la disponibilità a valutare le proposte che venivano fatte. Si ricorda a tal proposito l’incontro del 1. giugno 2017 e quello del 23 aprile 2018. In tutte e due erano presenti l’assessore Antonella Rizzo e i dirigenti del Dipartimento ambiente e territorio». Si ricorda ancora che nel 2019 era stato riproposto un impianto a biogas «e abbiamo fatto rettificare la parte riguardante la frazione organica. Ma questo – è precisato – non implicava l’accettazione di tutto il pacchetto. Quindi il ragionamento va posto in una prospettiva diversa. Innanzitutto ogni comune della Calabria dovrebbe, in tempi brevissimi, passare alla raccolta differenziata con una gestione propria dei rifiuti organici, incentivando il compostaggio domestico e di prossimità. La plastica e la carta dovrebbero essere portati in centri di raccolta per il riciclo, che si dovrebbe attuare attraverso i consorzi oppure attraverso la lavorazione in loco, da preferirsi per chiudere la filiera nel nostro territorio. Ridurre l’uso delle plastiche e sostituirle con materiali riutilizzabili. Tale scelta, più impegnativa, consentirebbe di avviare cicli di lavorazione con importanti riflessi occupazionali. Così facendo il rifiuto indifferenziato diventerebbe la parte residuale e minimale». «Tutti concetti – precisa il comitato – che si trovano anche nella delibera n. 340 della Giunta regionale del 2 novembre 2020 “Linee di indirizzo per l’adeguamento del Piano regionale di gestione dei rifiuti (PRGR)” approvato con Deliberazione del Consiglio Regionale n. 156 del 19 dicembre 2016». La nota ricorda che anche nell’assemblea dei sindaci della Locride, presente il consigliere Raffaele Sainato, sulla questione tmb, è stato richiesta una pausa di riflessione, ipotizzando anche la possibilità dello spostamento dell’impianto. In conclusione si afferma che «i cittadini di San Leo in particolare, ma anche i residenti del centro, sono soggetti ancora periodicamente all’invasione continua di veleni e puzza che rende impossibile la vita quotidiana, oltre i danni derivanti alla salute».

ARISTIDE BAVA

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