Gio. Gen 28th, 2021

 

Il mese di agosto appena trascorso, sarà ricordato negli annali della Calabria come il peggior mese del secolo, per l’emergenza incendi, così come sarà ricordato, per le polemiche che si sono sviluppate attorno a questa sventura. Il capo della Protezione Civile calabrese è convinto che si bruciano i boschi per realizzare biomassa da trasformare in energia elettrica, gli ambientalisti invece sono convinti che si appiccano gli incendi per creare aree libere al fine di riforestarle. Sui moventi non vogliamo entrare nel merito, altri avranno il compito di analizzare e scoprire le cause di questo triste ed infelice fenomeno. Intanto precisiamo, che il presente comunicato non vuole essere una difesa tout court alle centrali a biomassa, oppure a chi ha scritto i bandi della forestazione, bensì, come esponenti di un Partito, presente e ben radicato sul territorio, vogliamo esprimere la nostra opinione sulla catastrofe che ha colpito la nostra Regione. Chi è preposto a tutelare e salvaguardare l’immenso patrimonio boschivo calabrese, tenta maldestramente di nascondere le proprie incapacità e responsabilità denunciando commistioni mafiose tra ditte boschive e centrali biomassa. Non dimentichiamo che già nel lontano 1993 la Commissione Permanente della Comunità Europea definì il territorio calabrese come “zona ad alto rischio incendi”, ergo, visto che non è un fenomeno a sorpresa o recente, già i primi mesi dell’anno e come ogni anno, si deve programmare un piano Anti incendio Boschivo (A.i.B.). A quanto pare quest’anno, invece, la programmazione è stata fatta con netto ritardo, nientemeno verso la fine di giugno! Ma le responsabilità della Regione sono anche altre. In base alla legge, R. D. 3267/23 e L. 991/52 i detentori di terreni pubblici e i proprietari delle aree private, hanno l’obbligo di compiere tutte le operazioni di governo boschivo, per tutelarlo e salvaguardarlo. Quando si deve intervenire in boschi privati, qualsiasi operazione inerente il taglio, la manutenzione o altro, dev’essere autorizzata dalle Aree Territoriali, istituite dalla Regione Calabria nel 2008. I boschi di proprietà degli Enti Pubblici invece devono essere governati attraverso gli Organismi a ciò preposti come l’ex Afor, oggi trasformato in Calabria Verde, oppure, i consorzi di bonifica. Iniziamo intanto a descrivere l’iter che deve seguire il proprietario di un’area boscata per avere un’autorizzazione di taglio o di manutenzione. Innanzitutto deve contattare un Agronomo che recatosi sul posto deve effettuare la c.d. martellata, che consiste nell’individuazione delle piante da abbattere, si deve poi sviluppare il calcolo dendrometrico e per finire produrre un progetto cartaceo; solo questa operazione richiede un lasso di tempo che va dai 7 agli 8 mesi circa. Retribuito il progettista, gli elaborati vanno infine depositati presso le suddette Aree Territoriali. In questa fase scattano i famosi tempi biblici, gli uffici regionali, per rilasciare l’agognata autorizzazione, se tutto va bene, prendono lo stesso tempo che la natura richiede per la gestazione di un’asina, cioè dagli 11 ai 14 mesi, a questi, aggiungiamo gli 8 mesi richiesti dall’Agronomo e si arriva così a due anni tondi tondi. Occorre precisare, a scanso di equivoci, che la stessa procedura dev’essere seguita anche nel caso di piante danneggiate da incendio, con un dato ancor più sconfortante: le conifere perdono più della metà del peso, quindi si dimezza il valore, mentre le piante di ceduo risultano pressoché inutilizzabili.  Così facendo a nostro avviso si ostacola gravemente, con la colposa e dolosa responsabilità della dirigenza regionale, un procedimento che al contrario dovrebbe essere veloce e snello.  Il discorso dei boschi pubblici, invece, è diverso ma allo stesso modo grave. In Calabria tutti sappiamo che esistono migliaia di operai dislocati in Calabria Verde o nei Consorzi di Bonifica, i quali dovrebbero dedicarsi prioritariamente alla pulizia del sottobosco, alla realizzazione delle fasce tagliafuoco o ad altri lavori forestali; negli ultimi anni, però, raramente abbiamo visto una squadra di operai eseguire questi tipi di lavori, magari li vediamo più nelle città che nei boschi, tutto ciò avviene  sicuramente non per colpa loro, ma sempre ed esclusivamente per la superficialità e la negligenza di chi li ha finora maldestramente diretti, e, non a caso è finito nelle patrie galere. Questa disamina serve perché dai dati scientifici consultabili da tutti, (invitiamo il Presidente Oliverio a far sì che anche l’attuale dirigenza regionale consulti questi dati) pare che il 37% circa degli incendi, che si verificano ogni anno, nascono in bosco, mentre, il 63% si sviluppa nei terreni agricoli marginali confinanti. E’ logico a questo punto fare la seguente considerazione: se le fiamme che si sviluppano o arrivano nel bosco, trovano queste aree in un buono stato di conservazione, vale a dire con fasce tagliafuoco, con piste forestali ripulite e soprattutto con il sottobosco curato, le fiamme non avranno di che alimentarsi, quindi, il rogo si potrà spegnere immediatamente e con più facilità. Se al contrario l’incendio, troverà un bosco incolto e trascurato, si alimenterà a tal punto che le fiamme supereranno anche i dieci metri di altezza, passando così da albero ad albero e bruciando in poche ore migliaia e migliaia di piante. Visto che è oramai assodato che in base alla 353/00 in aree percorse da incendi non è possibile beneficiare del P.S.R. per i cinque anni dopo l’incendio; alla luce di quanto affermato, anche al fine di non far accusare dai fondamentalisti dell’ambiente quei bandi della misura 8, che sono invece utilissimi per la cura e la manutenzione dei boschi e che mirano soprattutto alla prevenzione degli incendi, cerchiamo di far comprendere a quei dirigenti che sono preposti alla salvaguardia e tutela del patrimonio boschivo che se  ingessano le procedure, non fanno altro che scoraggiare i titolari delle proprietà forestali  facendoli così desistere dall’eseguire gli interventi necessari alla cura e pulizia del bosco. Per quanto concerne poi le aree forestali pubbliche, vogliamo commentare, semplicemente, utilizzando una recente frase di Gian Antonio Stella: “per mettere in sicurezza la terra più esposta d’Italia al rischio idrogeologico, i «forestali» calabresi sono dotati degli strumenti di un bambino in spiaggia”.

 

Il Responsabile Regionale

Giovambattista Benincasa

 

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